La classica giornata in cui non si riesce a trovare il sentiero

Forse è la stanchezza accumulata, forse è la troppa confidenza guadagnata, ma nei lunghi cammini arriva sempre un momento in cui il sentiero sembra sparire, e si passa tutta la giornata a tagliare per vie improbabili cercando di tenere la direzione desiderata.
Succede anche a volte che si guardi la cartina e si veda un bel lago azzurro disegnato e si decida di dirigersi là per farci il bagno, per poi scoprire che nella realtà quel bel lago azzurro non è come ce lo si è immaginato.

Sulla carta doveva essere una giornata semplice, tutta in discesa.
La meta più ovvia era Jomsom, praticamente una metropoli con tanto di aeroporto, ma i miei compagni di viaggio non la ritenevano degna di passarci la notte.
Siccome nel ristorante in cui avevamo passato tutta la giornata precedente avevamo visto, appesa alla parete, una bella foto di un laghetto poco fuori Jomsom, avevamo deciso di dirigerci lì per un bagno rilassante, per proseguire poi verso Marpha, il paese successivo.

Dopo due giorni passati al Bob Marley Hotel bevendo e mangiando senza ritegno e mettendo tutto sul conto della camera, era giunto il momento di fare i conti.
C’è voluta circa un’ora per districarsi nelle tre pagine di block notes fitte delle nostre ordinazioni. In questo tipo di viaggi, in cui persone diverse hanno budget diversi, non è possibile fare alla romana.
Risolti i conteggi e saldato il nostro debito, ci siamo finalmente rimessi in cammino.
Brevissima sosta sulla soglia del villaggio per salutare Liam, infortunato, alla stazione degli autobus e abbiamo iniziato la nostra discesa nella vallata desertica.

Dovrebbe essere tutta discesa, come già detto, ma dopo pochissimo tempo il sentiero torna a salire: evidentemente abbiamo imboccato il percorso sbagliato.
Forse il problema è che ci sono troppe strade da queste parti, mentre noi siamo abituati ad avere una sola opzione.
Visto che la direzione sembra comunque corretta, e che tutto sommato la salita non è troppo impegnativa, decidiamo di continuare lungo il sentiero su cui ci troviamo, scavalcando una collina e addentrandoci in una nuova valle.
Iniziamo a scendere lentamente. C’è molto caldo ma anche vento forte. Così forte che a un certo punto una raffica scaraventa a terra Maaike.
Giunti sul fondo di questa nuova vallata seguiamo il letto del fiume fino a Lupra (2790 m), paesino molto carino dove ci fermiamo a pranzare.
Il paesino è in chiaro contrasto con l’ambiente circostante: la vegetazione è verde e rigogliosa, una specie di oasi.
C’è pieno di cuccioli di capra e Fred ne è felicissimo.

Questo non è un sentiero larghissimo ma il letto di un fiume
Il fatto che il ponte sia inquadrato da sotto è un buon indicatore del fatto che non eravamo sulla strada giusta…

Ripartiamo e arriviamo alla vallata principale dove sorge Jomsom.
Qui il vento è ancora più forte e ci soffia in faccia sabbia e polvere. Più volte il mio cappello mi viene strattonato via (impigliandosi peraltro nei miei recentissimi piercing).
Superato Jomsom torniamo a salire sul lato della vallata, per raggiungere il famoso laghetto che avevamo individuato il giorno prima.
La navigazione in quest’ultimo tratto si rivela particolarmente problematica: evidentemente il lago non è una meta rinomata. A un certo punto troviamo su una strada interrotta e vediamo il sentiero corretto un centinaio di metri più in basso. Tornare indietro per cercare il giusto bivio non è un’opzione, quindi ci inventiamo un sentiero lungo il pendio boscoso che ci separa dal percorso giusto.
Il laghetto si rivela poco più di una pozzanghera. È inoltre recintato e per accedervi bisogna pagare un biglietto. Ed è vietato farci il bagno.
Io già me lo aspettavo, quindi non rimango troppo deluso.
Scopriamo che la multa per i trasgressori del divieto di balneazione è di sole 150 rupie (2 euro), quindi ponderiamo brevemente di tuffarci lo stesso. Ma siccome non siamo brutte persone decidiamo di attenerci alle regole.

Non resta altro da fare che dirigerci a Marpha.
Il vento è ormai insopportabile e, malgrado siano solo le 17, il sole inizia a tramontare dietro le alte montagne.
Appena dopo aver scavalcato un muro per raggiungere la strada principale sul fondo valle (sì, abbiamo sbagliato strada un’altra volta), si ferma un camion e ci offre un passaggio per gli ultimi due chilometri.
Accettiamo e saliamo tutti e 5 nell’enorme cabina di guida del camion, dove già c’è un’altra persona oltre all’autista.

Marpha (2670 m) è un bel paesello con strade molto pulite lastricate in pietra dove però non ci vogliono.
Le prime tre guest house dove chiediamo una stanza ci propongono dei prezzi altissimi e in una ci dicono addirittura che non c’è posto, nonostante sia evidente non ci sia nessuno.
Alla fine riusciamo a spuntare una stanza da 4 persone con l’aggiunta di un materasso per Fred, che è il più wild di tutti e rinuncia volentieri al letto.

Io che divento il padrone di tutti i bastoncini mentre contrattiamo per una stanza

Ecco Strava!

Loading

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *