La fine della strada, ancora

Dopo un’abbondante colazione a base di porridge ci rimettiamo in cammino per terminare quello che avevamo iniziato ieri: abbiamo ancora circa 800 metri di dislivello da superare per arrivare a Puiya.
Il primo tratto di sentiero continua a salire ripido, ma finalmente si stabilisce in quota e si ricongiunge con la strada carrozzabile.
Infatti, sebbene la jeep ci abbia scaricati due giorni fa, c’è ancora una strada che prosegue fino a qui. È molto dissestata, praticamente uno sterrato, ma ogni tanto passa qualche veicolo.
Dopo giorni su sentieri incerti e ripidi, ritrovare un terreno regolare e pianeggiante ci fa accelerare considerevolmente il passo, ma in poco tempo questo ci porta a raggiungere la fine della strada.
Appena un chilometro prima di Puiya c’è infatti un cantiere che sta lavorando per l’avanzamento della strada e la sua connessione al paese. Il terreno non è dei migliori, è molto in pendenza, e lo spazio per la strada viene conquistato a suon di esplosioni.
Dal punto in cui la strada si interrompe il sentiero diventa davvero strettissimo e molto, molto fangoso (oltre al fango si mescola anche cacca di yak).
A Puiya (2730 m) facciamo una pausa con tè e formaggio di yak (quest’ultimo in realtà lo mangio solo io perché Liv segue una dieta vegana). Subito dopo ci imbattiamo nel primo checkpoint di questo trekking, dove un poliziotto con dei notevoli baffi ci controlla i documenti con aria molto seria. Mentre l’agente torna nel suo ufficio per ultimare i controlli, io arriccio i miei baffi per rendere omaggio ai suoi. Lui mi vede dalla finestra e il suo sguardo serio lascia spazio a un sorriso divertito.

La fine della strada

Il successivo tratto di cammino, sebbene sia prima in piano e poi in discesa, è durissimo.
Si può constatare come questo non sia uno dei sentieri più battuti: è stretto, irregolare e pieno di fango. In teoria la situazione dovrebbe migliorare una volta che ci ricongiungeremo al sentiero che parte da Lukla: il trekking da Lukla al campo base dell’Everest è uno dei più famosi e frequentati al mondo, quindi mi aspetto praticamente un’autostrada.
Arriviamo a Surke (2290 m) e prendiamo alloggio in una bella guest house all’ingresso del villaggio.
Mi pare di capire che anche qui stiano costruendo un tratto di strada, in previsione del congiungimento a quella che a breve arriverà a Puiya. Chissà, forse tra qualche anno la strada si connetterà fino a Lukla e al suo aeroporto, cambiando completamente gli equilibri di queste vallate.
Io e Liv ci dividiamo una porzione di riso con verdure per pranzo e poi ci concediamo una doccia calda (un lusso che richiede un sovrapprezzo da queste parti). Nella doccia vedo uno dei ragni più grossi e cattivi che abbia mai visto.

Strava.

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