

Non paghi della lunghissima giornata di ieri, anche oggi abbiamo un fitto programma.
Per prima cosa saliremo su Kala Patthar per ammirare l’alba dalla cima, poi torneremo giù e andremo finalmente a visitare il campo base dell’Everest. Infine, una volta recuperati gli zaini dalla guest house a Gorak Shep, inizieremo la discesa. Idealmente vorremmo raggiungere Dzonglha, il paese prima del secondo passo, ma più realisticamente ci fermeremo a Lobuche.
La sveglia alle 4 del mattino conclude quella che sarà l’unica nottata sopra i 5000 metri di tutto il viaggio. Tutto sommato l’altitudine non si fa sentire. C’è però un grande problema: siccome partiamo in fretta e furia per la scalata, e siccome ieri sono andato in bagno alle 16 a Lobuche, non ho tempo di fare la cacca. Questa era la mia unica occasione per fare la cacca sopra i 5000 metri, e sta sfumando.
È ancora buio quando ci incamminiamo per la cima, e in cielo c’è ancora la luna. Ancora una volta siamo solo io e Zach, Liv ha deciso di restare a letto per riposare il suo ginocchio.
Con i suoi 5645 metri, la cima di Kala Patthar è ancora una volta il punto più alto che abbia mai raggiunto, e sarà il punto più alto di tutto il viaggio.
Quando arriviamo ci sono già alcune persone sulla cima, ma se ne vanno quasi subito.
Poco dopo arrivano anche Stefano e Chiara, e per un’ora abbiamo la cima tutta per noi.
La vista è incredibile.
L’ombra dell’Everest che taglia il cielo all’alba
Sono da poco passate le 7 quando ci prepariamo a scendere, ma Zach mi ricorda che non abbiamo ancora giocato a scacchi sulla cima. Disponiamo dunque la scacchiera su un masso e giochiamo una partita in cui sono particolarmente ispirato e vinco. Resto imbattuto a scacchi sopra i 4500 metri di altitudine.
Alle 8 facciamo ritorno alla guest house di Gorak Shep, dove faccio colazione con un abbondante piatto di spaghetti.
Liberiamo le nostre stanze e lasciamo gli zaini nella zona comune della guest house, e finalmente siamo pronti per raggiungere il campo base dell’Everest.


Il sentiero è ancora una volta sassoso e di difficile navigazione, impieghiamo circa un’ora e mezza per percorrere poco più di tre chilometri. Lungo il percorso incontriamo alcuni porter che stanno trasportando a valle i rifiuti lasciati al campo base. La stagione delle scalate è ormai finita da giorni, il campo ormai è stato smontato, e queste sono le ultime cose da rimuovere.
Già normalmente il campo base non rappresenta un luogo di particolare pregio, ma ora è rimasta solo un’anonima distesa di sassi.
Tra questi c’è comunque il grande masso con la scritta che segna l’arrivo al campo base, dove ci fermiamo a scattare alcune foto.
Ai piedi del masso troviamo anche due nepalesi arrivati appena prima di noi, che ci offrono della frutta secca e ci scattano le foto di gruppo. Uno di loro lavora per Nims, il tizio che ha scalato tutti gli 8000 in 6 mesi e ora organizza spedizioni sull’Everest, e cerca di convincerci a scalare con la sua compagnia la prossima stagione.
Dopo un’oretta di esplorazione di quello che resta del campo base iniziamo a tornare verso Gorak Shep. Sulla via del ritorno incrocio un ragazzo con una felpa con scritto Gnocchi (con il logo di Gucci) e quindi gli chiedo se sia italiano. Scopro che è inglese, ma dice che gli gnocchi gli piacciono molto. Mi chiede quale sia il mio condimento preferito per gli gnocchi e allora gli consiglio i segretissimi gnocchi con grana, zucchero e cannella. Penso che sarebbe incredibile se riuscissimo a prepararli qui tra le montagne dell’Himalaya, dopotutto farina e patate sono ingredienti che si trovano anche qui…


Tornati a Gorak Shep, il gestore della guest house dove abbiamo lasciato gli zaini cerca di conviverci a farci portare da lui in elicottero fino a Katmandu. Farebbe dei magheggi con l’assicurazione e noi non pagheremmo nulla. Ma noi abbiamo ancora molti giorni di cammino a cui non vogliamo rinunciare, quindi recuperiamo gli zaini e proseguiamo la discesa.
Siamo tutti concordi sull’abbandonare il progetto originale che prevedeva di arrivare a Dzonglha oggi e superare il secondo passo, Cho La, domani. Negli ultimi due giorni abbiamo praticamente coperto quelli che normalmente sarebbero quattro giorni di cammino, e siamo abbastanza stanchi.
Inoltre tra qui e Lobuche vogliamo fare una piccola deviazione per andare a visitare la Piramide, un centro di ricerca italiano che studia il particolare ambiente sopra i 5000 metri.
L’avevo intravista scintillare ieri scendendo da Kongma La verso Lobuche, ma poi non ci eravamo fermati.
Stefano e Chiara invece ci hanno raccontato che l’hanno visitata, e che il responsabile è molto disponibile a mostrare anche i laboratori.

Una volta là scopriamo che la piramide è anche attrezzata come guest house, utilizzando quelli che sarebbero gli alloggi dei ricercatori. Il responsabile, praticamente il solo abitante del centro da quando i fondi sono stati tagliati, ci propone un pacchetto di pensione completa per 3500 rupie, comprensivo di cena, colazione, pernottamento e snack vari.
Nonostante sia leggermente sopra il nostro budget, decidiamo che ci meritiamo questo servizio.
Io in particolare spingo per fermarci qui per un motivo molto importante: la Piramide è ufficialmente posta a 5050 metri sul livello del mare, quindi domattina avrò modo di coronare il mio sogno di fare la cacca sopra i 5000 metri (peraltro in una stazione costruita da italiani, probabilmente unico luogo in tutto il Nepal dove è presente un bidè).
Anche le docce non sono male, e faccio la prima dopo 11 giorni!



Into thin hair
![]()