Party Techno a 5000 metri!

Oggi è il giorno del secondo passo, Cho La.
Le poche altre persone oltre a noi che lo affronteranno oggi sono tutte accompagnate da guide, che gli impongono la partenza alle 5:30.
Noi, ormai confidenti nelle nostre abilità, partiamo alle 7:30.
Il cielo è un po’ più nuvoloso rispetto ai giorni scorsi, e inizia anche a fare più freddo.

Il primo tratto di sentiero è molto bello, con un leggero falsopiano che ci porta inevitabilmente alla solita ripidissima salita.
Inizio la scalata ma mi rendo conto di essere senza energie. Normalmente una barretta Snickers è sufficiente a farmi riprendere, ma in questo caso ne mangio due e sento comunque di non avere forze.

L’ultima salita prima del passo prevede di attraversare un piccolo ghiacciaio (questa volta davvero la parte ghiacciaio), motivo per cui gli altri trekkers sono partiti prestissimo: quando si alza il sole e inizia a fare caldo può essere un po’ più difficoltoso camminare sulla neve.
Al nostro arrivo comunque il ghiacciaio è ancora solido, e la traversata è agevole.
Arriviamo al passo di Cho La (5330 m) alle 10:30.
Trovo un paio di occhiali da sole su una roccia, e Zach indossandoli dice che sarebbero perfetti per andare in un club di Berlino. Facciamo quindi partire della musica techno e ci mettiamo a ballare. Polverizziamo una pastiglia di diamox, il farmaco contro gli effetti dell’altitudine, e facciamo finta sia cocaina.

C’è una cosa che nessuno vi dice quando fate il trekking dei Tre Passi, ed è che dopo il secondo passo non è tutta discesa, ma c’è una seconda salita che porta a un ulteriore passo, segreto.
Quindi i passi del trekking dei Tre Passi sono quattro.
Quando arriviamo là, in circa un’ora, sono stanchissimo. Ma fortunatamente non ci sono altre sorprese, e finalmente inizia la discesa in una bella vallata con un ruscello.
Ai piedi della valle c’è un piccolo villaggio, Dragnag (4700 m), dove c’è una sola guest house aperta dove ci fermiamo a pranzare.
Prendiamo un piatto di noodles a testa e, dopo attenta considerazione visto il suo prezzo di 500 rupie (circa 4 euro), decido di prendere una bottiglietta di coca cola.

La coca cola fa il miracolo di ridarmi energie, ma di fronte a noi si presenta l’ennesimo ghiacciaio morenico, peraltro molto esteso. È un tratto di circa 4 chilometri e dicono ci vogliano 3-4 ore per percorrerlo.
Alla fine non è così male, è un bel labirinto tra i vari cumuli di roccia e i laghetti. Per qualche strano motivo i laghi che si formano in questo ghiacciaio sono di due tipi: in alcuni l’acqua è sporchissima e marrone-grigia, in altri è di un cristallino azzurro-verde bellissimo.
L’ultimo tratto di sentiero, quello che ci porterebbe fuori dal ghiacciaio, è completamente franato (oppure da qualche parte abbiamo sbagliato strada, anche questa ipotesi plausibile), quindi ci dobbiamo arrampicare in malo modo sulla parete per uscirne.
Sbuchiamo fuori dal ghiacciaio, e dopo aver girato attorno a un colle erboso avvistiamo finalmente i laghi di Gokyo, una serie di laghi con acqua azzurrissima.
Gokyo (4790 m) è rinomata per i suoi laghi ed è una delle principali attrazioni turistiche della zona. In paese ci sono dei veri e propri resort, che raggiungono i 4 piani (cosa insolita per questi luoghi) e ricordano un po’ degli alberghi da località sciistica.
Ormai però, come già detto, la stagione turistica è ben conclusa, e il villaggio è praticamente deserto. Stefano e Chiara, che sono arrivati ieri, hanno già preso alloggio in una delle poche guest house rimaste aperte, e sono riusciti a concordare un buon prezzo anche per noi. La guest house, un vero e proprio albergo, è di gran lunga la migliore in cui abbiamo soggiornato finora, ed è pure meglio dell’ostello di Kathmandu (che in effetti non è che fosse l’emblema del lusso).

Ci sistemiamo nelle stanze e andiamo in esplorazione del paese alla ricerca di una bottiglia di rum per festeggiare. È però tutto chiuso, è l’unica cosa che riusciamo a trovare è del Roxi, il “vino” locale fatto col riso.
Nella nostra guest house c’è anche Ed the Gnocchi Guy, quindi vorrei provare a chiedere alla guest house di usare la loro cucina per provare a preparare gli gnocchi.
Farina e patate ci sono di sicuro, e anche la cannella per il condimento dovrebbe essere facile da reperire. Peraltro la cannella sembra faccia bene per l’altitudine, quindi è un piatto perfetto.
Alla guest house non sono però molto flessibili. Quando per cena ordino due hamburger vegetariani per me e Liv e chiedo di mettere il formaggio di Liv sul mio hamburger (lei è vegana), mi dicono che non è possibile. Viste queste premesse il mio sogno di preparare gli gnocchi sfuma.
Serata pazza bevendo roxi in compagnia, andiamo a dormire alle 23 che è tardissimo per come ci siamo abituati.
Ma questo non è un problema: domani c’è il primo giorno di riposo completo da quando siamo partiti da Namche Bazar!

Il primo spiraglio dei Gokyo Lakes!

Strava!

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