
Lunga coda per il bagno in mattinata: gli effetti della salsa piccante della sera prima si fanno sentire.
Io vado per primo, ma anche per ultimo.
Facciamo colazione in fretta e furia perché dobbiamo correre a prendere il bus per Pokhara. Quando siamo quasi alla fermata mi ricordo che avevo lasciato l’asciugamano a stendere e corro a recuperarlo. Jack mi urla di prendere anche i suoi pantaloncini, anch’essi ad asciugare.
Sono 6 ore di bus fino a Pokhara, poco da dire a riguardo se non che ormai mi sto abituando a queste strade dissestate e riesco a mangiare dal bhat nella pausa pranzo.
Arriviamo a Pokhara alle 14:30. C’è caldissimo.
Gli ultimi giorni in montagna ci avevano abituati a un clima invernale, ma qui è estate!
Prendiamo subito una birra a testa nel supermercato più vicino e ci incamminiamo verso l’ostello.
Nei miei primi giorni a Kathmandu si faceva un gran parlare di un ostello di Pokhara in cui tutti si ammalavano. Doveva esserci qualche contaminazione nell’acqua perché dai racconti che ho sentito a un certo punto nell’ostello stavano tutti male ed era persino difficile trovare un bagno in cui vomitare. Di notte si sentivano i conati in tutto l’edificio.
Mi sono mentalmente annotato il nome di quell’ostello promettendomi che non ci avrei alloggiato.
Incredibilmente tutti gli amici che ho conosciuto lungo il circuito volevano proprio stare a quell’ostello (alcuni c’erano pure già stati e si erano trovati benissimo).
La prospettiva di trovarmi da solo in un altro ostello mentre tutti i miei amici facevano festa nell’altro mi allettava meno del rischio di sboccare l’anima, quindi sono andato anch’io nel famigerato ostello.
Appena arrivati, come primo punto all’ordine del giorno caccio tutti i miei vestiti in lavatrice: mi restano solo la mia bellissima camicia da festa (mai usata lungo il cammino) e un paio di mutande. Jack mi presta un paio di pantaloncini e sono a posto.
Sul tetto dell’ostello c’è un bar dove ci piazziamo a festeggiare mentre a turno andiamo tutti dal barbiere poco distante per darci una sistemata. Ogni persona che ritorna pulita e pettinata dopo settimane selvagge è una nuova sorpresa.
Per cena ci ricongiungiamo con la guida Ripa, che aveva promesso di portarci in uno dei suoi ristoranti preferiti a mangiare il dal dehdo, una specie di variante del dal bhat dove al posto del riso c’è una specie di polenta scura.
Come antipasto ci hanno servito una buonissima insalata di pomodori, cipolla e arachidi. Incredibile.
Pokhara sorge sulle rive del lago Phewa Tal. Frequentatissima dai turisti, è la meta finale del circuito dell’Annapurna, per alcuni anche punto di partenza da cui raggiungere Besisahar. Non so dove si collochi come dimensione tra le città nepalesi, ma è senza dubbio la più grande che io abbia visitato dopo Kathmandu. Ci sono moltissimi locali notturni, quindi dopo cena avevamo solo l’imbarazzo della scelta su dove andare a festeggiare.
Decidiamo di spostarci al BusyBee, dove ritroviamo molti altri compagni di trekking conosciuti nei giorni precedenti. È sempre stranissimo vedersi tutti profumati e vestiti bene dopo essersi conosciuti tra i monti.
Vabbè, niente, grande festa fino al mattino che si è conclusa con un bagno nel lago.
Tornato in ostello alle 4.
Oggi non si è camminato quindi niente traccia Strava.
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