
I primi due giorni a Pokhara li abbiamo passati in sella a degli scooter a esplorare i dintorni.
Lo scooter che avevo scelto io aveva qualche problema di accensione che mi ha fatto un po’ smattare e, soprattutto, ha finito la benzina appena sono partito. Ma proprio appena ho girato l’angolo del noleggio.
Non mi ricordo perché non fossi tornato indietro a protestare, forse perché sapevo che mi avrebbero dato un altro scooter molto peggio di quello che già avevo.
Sta di fatto che ho dovuto spingere il motorino per mezz’ora col caldo e in salita per raggiungere il distributore più vicino. Ho odiato tutto. Molto meglio il trekking.
Il primo giorno siamo andati a fare il bagno sotto una bella cascata a nord di Pokhara che ci era stata consigliata dallo staff del nostro ostello.
Niente di particolare da segnalare tranne il momento in cui due ragazze del luogo, anche loro venute lì per la cascata, hanno rischiato di annegare nella piccola pozza alla base della stessa. Fortunatamente Fred è stato velocissimo e le ha salvate.

Il giorno successivo ci siamo diretti a un altro lago a sud est di Pokhara. Quando ha saputo che stavamo andando lì, il gestore dell’ostello ha insistito per consigliarmi un percorso alternativo molto panoramico. Sfortunatamente non parlava molto bene inglese e quindi suppongo di non aver compreso bene le sue indicazioni, perché la strada su cui ci ha mandati si è rivelata terribile.
A un certo punto abbiamo dovuto attraversare una fangossissima pozzanghera dove rischiavamo di scivolare o rimanere impantanati. Credo che sia lì che i miei vecchi sandali Birkenstock, che avevo portato in Nepal come calzature per il tempo libero, si siano danneggiati per poi abbandonarmi definitivamente nel pomeriggio.
La strada proseguiva poi su pendii scoscesi che a un certo punto non siamo più stati in grado di superare. In particolare lo scooter di Jack non ne voleva sapere di salire.
Abbiamo allora deciso di tornare indietro e riprendere la strada normale, con gran sollievo di tutti.
Al lago abbiamo affittato una specie di pedalò gigante e siamo andati a fare festa a largo, ma siamo dovuti rientrare in fretta quando ha iniziato a piovere.
Il ritorno verso Pokhara è stato divertentissimo. La pioggia aveva aperto l’orizzonte e si riusciva a intravedere il massiccio dell’Annapurna, e la luce del tramonto riflessa sulla strada bagnata era bellissima.
Quella sera ho conosciuto, sul bar sul tetto dell’ostello, Liv, una ragazza canadese amica di Fred e appena arrivata in Nepal. Era a Kathmandu, ma quando ha saputo che Fred era qui ha deciso di fare un salto a Pokhara per salutarlo. Anche lei aveva in programma un trekking nella regione dell’Everest per le settimane a venire, quindi abbiamo deciso di partire insieme!

La mattina del giorno seguente sono andato all’ufficio immigrazione per estendere il mio visto. Quando si entra in Nepal ci sono due opzioni: un visto da 30 giorni che costa 50 euro e un visto da 90 giorni che ne costa 120. Estendere il visto costa 3 euro al giorno. La mia permanenza era di 52 giorni, quindi scegliendo il visto da 30 giorni ed estendendolo successivamente di altri 22 ho risparmiato ben 4 euro.
Quella sera, mentre gran parte del gruppo andava al cinema, io sono rimasto con Liam per fargli da spalla a un appuntamento con una ragazza che veniva accompagnata dalla sorella.
Alla fine c’erano pure altre due persone, un ragazzo e una ragazza, e al tavolo mi sono trovato in una strana situazione. Eravamo seduti in 3 persone per lato, io ero a un margine e di fronte a me c’erano Liam con a fianco il suo date. Al mio fianco c’era l’altro ragazzo, un tizio sfigatissimo che non parlava. All’estremità opposta del tavolo le due ragazze restanti (la sorella del date di Liam e la sua amica) sedute una di fronte all’altra.
Per colpa del tizio seduto in mezzo che era totalmente inabile di interagire mi trovavo completamente tagliato fuori dalla conversazione. Avrei potuto parlare solo con Liam e il suo date ma ovviamente dovevo lasciarli in pace. A un certo punto quindi ho fatto una mossa estrema e ho costretto il tizio a scambiarsi di posto con me, così ho potuto socializzare.
Dopo cena siamo andati a giocare a biliardo e il date di Liam si è rivelato una campionessa del biliardo e ci ha asfaltati tutti.
La mattina dell’ultimo giorno abbiamo fatto checkout e sistemato gli zaini in un deposito dell’ostello. Tutti i miei vestiti erano puliti, con eccezione della mia camicia da festa che ormai indossavo da 4 giorni.
Fortunatamente in reception ho incontrato un ragazzo che non raggiungeva il peso minimo per fare una lavatrice e stava cercando contributi, quindi gli ho dato la mia preziosa camicia e ho risolto anche questo grave problema.
Passiamo la mattinata in ostello a elargire consigli a dei ragazzi che si accingono a percorrere il circuito dell’Annapurna. Qualcuno di loro riceve anche in dono dell’attrezzatura da chi, come Jack e Fred, ha concluso il suo momento trekking e vuole liberarsi di peso che non gli servirà più. Ne approfitto anch’io per aggiudicarmi la maglia a maniche lunghe di Jack, che mi sarà molto utile per non scottarmi quando tornerà ad altitudini elevate.
Proprio quando stiamo per recarci alla stazione dei bus per tornare a Kathmandu scopriamo che la ragazza della reception che ha le chiavi del deposito degli zaini se n’è andata portandole con sé.
Io e Fred avevamo recuperato gli zaini poco prima, ma quelli di Jack e Liv sono ancora sotto chiave.
Momenti concitati. Una ragazza che lavora all’ostello prova a raggiungere la ragazza con le chiavi in motorino. Io e Fred nel frattempo recuperiamo un taxi per raggiungere più velocemente la fermata. Dalla reception telefonano alla stazione dei bus e gli dicono di rimandare la partenza.
Tutto si risolve per il meglio e riusciamo a prendere il bus.
Sono circa 9 ore di viaggio fino a Kathmandu, ma essendo la strada molto più frequentata l’offerta di mezzi era più ampia. Abbiamo così potuto optare per un bus leggermente più costoso ma molto più confortevole.

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