
Facciamo colazione alle 7, e visto che oggi c’è da affrontare l’ultimo passo prendo anche una coca cola, nonostante costi 650 rupie (5 euro).
Abbiamo gli zaini pronti alle 8, ma tra una cosa e l’altra non riusciamo a metterci in cammino prima delle 9. Il gestore della guest house insiste per farci delle foto e benedirci con delle sciarpe.
Il primo tratto del sentiero è in dolce pendenza e costeggia il lago di fronte a Gokyo fino alla sponda opposta. Lì troviamo un’area di sosta con una tettoia e dei pannelli informativi. Da lì parte la ripida scalata per il passo.
Oggi assieme a noi c’è anche Alicia, una ragazza tedesca che ha alloggiato nella nostra stessa guest house. Parla solo di sé è continua a vantarsi di aver scalato le vette di Island Peak e Lobuche East. Siamo abbastanza certi che non sappia nemmeno come ci chiamiamo.
La ripida salita ci porta su una spianata in quota dove mi fermo per una breve sosta e vengo superato da Zach, che ha deciso di dare tutto su quest’ultimo tratto.
Arriviamo al passo di Renjo La (5360 m) verso le 12. Lì troviamo il ragazzo indiano con guida che avevamo già incontrato sul primo passo. Il ragazzo è lentissimo e la sua guida è annoiatissima e non ne può più di avanzare così lentamente.
Ripartono poco dopo il nostro arrivo, mentre noi passiamo una buona ora e mezza a festeggiare sul passo.



Il primo tratto di discesa è molto ripido, ci sono addirittura dei gradini ricavati nella roccia e, dopo aver costeggiato un altro lago, si apre su una bellissima vallata con un torrente, laghetti e yak che pascolano.
Con un’ultima ripida discesa arriviamo a Lungdhen, un piccolo paesino a quota 4380 mt, esattamente 1000 metri più in basso di dove eravamo poco più di un’ora fa.
Anche qui c’è un’unica guest house aperta, dove ci fermiamo a pranzare.
C’è di più: la proprietaria ci dice che tutte le guest house da qui fino a Thame sono ormai chiuse. Quindi abbiamo solo due opzioni: o ci fermiamo qui oppure dobbiamo arrivare a Thame, a 10 chilometri da qui, entro sera.

Decidiamo all’unanimità di proseguire verso Thame, e ci rimettiamo in marcia.
Mentre pranzavamo è anche calata una nebbia che aggiunge ulteriore incertezza alla nostra missione.
Ma il sentiero continua a scendere, e quando siamo circa a 4200 metri di altitudine ci rendiamo conto che riusciamo a respirare con molta più facilità dei giorni passati. Ci sentiamo pieni di energia e parte l’euforia generale.
Quando scendiamo sotto quota 4000 metri iniziano a riapparire gli alberi: erano settimane che non li vedevamo!
Siamo talmente presi dall’euforia dell’ossigeno che a un certo punto sbagliamo pure strada, e attraversiamo un ponte sospeso che non dovevamo attraversare.
Nel frattempo però sta calando il buio, e quando arriviamo a Thame (3820 m) dobbiamo affrettarci per trovare una guest house che ci accolga.
Fortunatamente la troviamo in fretta, ma quando siamo sulla soglia Zach è così euforico che vorrebbe camminare direttamente fino a Namche (altre due ore di cammino, e arriveremmo a notte fonda quando nessun posto è ancora aperto). Incredibilmente abbiamo valutato seriamente quest’opzione, ma alla fine ci siamo fermati.



![]()