Fuga dall’Everest

A questo punto del trekking era ancora in discussione l’opzione di tornare a Kathmandu con un volo da Lukla.
I primi giorni di cammino, quelli che collegavano la fine della strada carrozzabile al sentiero principale, erano stati un lungo saliscendi su terreno fangoso: un’esperienza che non eravamo così contenti di dover ripetere. Io e Liv peraltro in quei giorni eravamo anche stati male, quindi ci era rimasto un ricordo terribile.
D’altro canto però il volo da Lukla costava 180 euro, un prezzo completamente fuori dal budget di questo viaggio. C’era inoltre da considerare il fatto che in caso di maltempo l’aeroporto poteva restare chiuso per diversi giorni, lasciandoci bloccati a Lukla.
Era però spuntata una terza opzione.
Stefano e Chiara ci avevano detto che c’era la possibilità di prendere una seconda jeep che collegava Puyia a Salleri.
Giusto per capirci, Salleri è il paese dove ci aveva lasciati la jeep all’andata, mentre Puyia è un villaggio che abbiamo raggiunto dopo due giorni di cammino e dove effettivamente c’era una strada in costruzione. Riprendere la jeep da Puyia, che si trova a sole tre ore di cammino dal bivio per Lukla sul sentiero principale, significherebbe risparmiarsi sia due giorni di cammino che i soldi del volo. Un sogno.
Vabbè in realtà significa anche farsi due intere giornate in auto su strade dissestate, ma non si può avere tutto.
C’è di più: Stefano e Chiara arriveranno a Puyia oggi e prenoteranno la jeep per il giorno seguente. Se riuscissimo ad arrivare là anche noi entro domani mattina potremmo prendere lo stesso mezzo e avere già il posto garantito.
Questo significa però dover ripercorrere tutto il sentiero da Namche a Surke in una giornata, quando all’andata l’avevamo fatto in due giorni. Sarà una lunga giornata di cammino, nonostante adesso il percorso sia in discesa.

Mi sveglio alle 7 e c’è una sorpresa: piove!
Era dai primissimi giorni di cammino che non vedevamo la pioggia, ma se allora erano gocce leggere questo è un vero e proprio temporale. Evidentemente la nostra fortuna è finita e la stagione dei monsoni è finalmente arrivata. Poco male visto che ormai siamo alle battute finali del trekking, e che comunque non mi dispiace camminare sotto la pioggia.
I miei compagni di viaggio evidentemente non la pensano come me, e non accennano ad alzarsi.

Quando sono le 9 io ho già fatto colazione e sono pronto a partire, e la pioggia è pure nettamente calata. Gli altri se la prendono comoda e non solo lasciamo la guest house alle 10:30, ci fermiamo pure subito nella bakery del giorno prima! Impazzisco!
Fortunatamente la sosta è breve, e per le 11 ci mettiamo davvero in marcia.
Scendiamo da Namche e ripercorriamo l’Hillary Bridge, che ora ha molte più bandierine e sciarpe appese. Sembra che tutte le sciarpe che venivano distribuite durante l’Everest Day siano state appese qui.
Poco dopo è il momento di oltrepassare il cancello e uscire finalmente dal parco nazionale dell’Everest.

Alle 13:45 ci fermiamo per pranzo a Bengkar (2630 m) dove prendiamo tutti noodles con verdure e uova. Alicia ci tiene a spiegare ai gestori come vuole che le sue uova vengano preparate.
Ce la prendiamo molto comoda, e ripartiamo dopo un’ora.
Alle 16:30 arriviamo a Phakding dove incredibilmente ci fermiamo ancora una volta alla grande bakery che c’è lungo la strada.
Sono quindi le 18 passate quando arriviamo a Chheplung, dove c’è il bivio per Lukla e Alicia ci saluta per andare all’aeroporto.
Noi abbiamo meno di un’ora di luce per arrivare a Surke.

Ancora una volta allungo il passo ed arrivare in paese il prima possibile per trovare una guest house ancora aperta. Quando arrivo a Surke sta iniziando a fare buio. Mi dirigo immediatamente alla guest house dove io e Liv avevamo alloggiato all’andata, sperando che sia aperta e che servano ancora la loro incredibile zuppa di verdure.
Purtroppo è chiusa, ma di fronte c’è una minuscola guest house sul retro di un emporio che mi propone due fatiscenti stanze per la notte.
Quando arrivano i miei compagni di viaggio è ormai buio, ma fortunatamente riusciamo a trovare una seconda guest house un po’ più accogliente dove alloggiare.

I prezzi sono molto più bassi in questa zona, e preso dall’entusiasmo Zach ordina un gigantesco thermos di Masala Tea da condividere. Solo che appena arriva ci rendiamo conto che nel Masala Tea c’è anche il latte, e pertanto Liv non lo può bere. Quindi io e Zach ci ritroviamo a dover bere una quantità esagerata di tè in pochissimo tempo.
Nonostante la ricezione telefonica sia molto scarsa riesco a inviare un messaggio a Chiara per confermare la nostra presenza sulla jeep domani mattina.
Dobbiamo essere a Puyia alle 7:30, e nel migliore dei casi saranno due ore di cammino.
La sveglia è dunque fissata per le 4:30.

Strava!

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