Riuscirò a pubblicare il mio diario del Nepal?

A un anno esatto dal mio arrivo in Nepal, tentativo di resuscitare questo blog, considerando che mia mamma ancora mi rimprovera di non averle fatto leggere il mio diario di viaggio.
Idealmente dovrei pubblicare un post al giorno, ma considerando che ci ho messo due settimane a scrivere il primo e ancora non ho iniziato il secondo, potrei facilmente fare la fine di George R. Martin e dei suoi libri di Game of Thrones.
Anyway.
Prologo
03 Luglio 2014, ore 11:00, Moore Reef, Queensland, Australia
Nel luglio del 2014 mi trovavo in Australia e avevo appena conseguito il brevetto di sub.
Tramite la scuola che mi aveva certificato ero riuscito a trovare un lavoretto su una nave turistica che mi permetteva di fare immersioni nel tempo libero.
Il brevetto base da sub consente immersioni fino a una profondità massima di 12 metri, ma quel giorno, seguendo una tartaruga marina, avevo la sensazione di essere sceso un po’ più in basso.
Appoggiato sul fondale sabbioso dell’oceano controllai la profondità indicata dalla mia strumentazione e scoprii che mi ero sbagliato non di poco: 25 metri sotto il livello del mare!
Ops!
Lenta risalita verso la superficie e una volta lì tacito accordo con la mia compagna di immersione di non rivelare ai nostri superiori lo sgarro compiuto.
Ecco, quella è stata la massima profondità che abbia mai raggiunto.
Come sa bene chi mi conosce a me piace questo tipo di curiosità nozionistiche, e mi trovo spesso a interrogarmi su cose del genere.
Quando ero in Tasmania avevo fatto un’escursione fino a Sout East Cape, il punto più a Sud dell’Isola e all’epoca anche punto più a Sud che avessi mai raggiunto.
Pochi anni dopo però questo record è stato infranto quando la mia camminata lungo il Te Araroa mi ha portato fino a Bluff, l’estremità meridionale della Nuova Zelanda. Ci sono pochi posti più a Sud di così!
Mi sono allora interrogato su quali fossero gli altri punti cardinali più lontani che avessi mai raggiunto.
La Nuova Zelanda risulta essere anche il punto più a Est in cui sia mai stato, anche se in questo caso mi sa che era il set cinematografico di Hobbitton, nei pressi di Mata Mata. E anche qui è difficile spingersi più in là.
Anche verso Ovest sono andato abbastanza lontano: il punto più estremo è la costa della California, tipo San Francisco o da quelle parti.
Ma, per esempio, se guardo a Nord mi accorgo che non ho fatto viaggi così esotici, e il luogo più estremo che ho visitato credo sia Londra. Anzi no! Aspettate! È Galway in Irlanda! Però ecco, poco più su.
Se dell’esattezza di questi luoghi sono praticamente certo, le cose si fanno più confuse se provo a pensare al punto più alto in cui sia mai stato.
Un paio di anni fa durante una passeggiata in montagna mi sono trovato a quasi 3000 metri, e ho pensato che quello potesse essere il punto più alto che avessi mai raggiunto.
Ma forse da piccolo ero stato a sciare coi miei genitori e qualche impianto ci aveva portati sopra i 3000? Forse ci sono andato con gli scout?
Possibile.
Ma qui servono certezze.
Come fare dunque per fugare ogni dubbio e sapere con certezza quale sia il luogo più alto dove sia mai stato?
Semplice: vado sull’Everest.

Memore di esperienze passate, quando sono atterrato a Kathmandu avevo già prenotato una stanza in ostello per le prime notti. Il costo di un letto in stanza comune era di circa 3 euro, e con un piccolo sovrapprezzo avevo optato anche per farmi venire a prendere direttamente in aeroporto. Che lusso!
Dopo aver recuperato il mio leggerissimo zaino, aver passato degli strani controlli in uscita e dopo aver attivato una sim nepalese con un piano tariffario che non sono sicuro di aver compreso benissimo (ho tuttora il dubbio che possano venire a chiedermi dei soldi), sono uscito dall’aeroporto.
Qui, nonostante fossi circondato da numerose persone di varie etnie e nazionalità, sono stato immediatamente riconosciuto dal tassista inviato dall’ostello che mi ha accompagnato verso la sua macchina.
Pare che in città non piovesse da un po’ quando sono arrivato e questo, unito al fatto che praticamente tutte le strade non sono asfaltate, rendeva l’aria calda e polverosa.
Credo di non aver mai visto chiaramente il sole mentre mi sono trovato a Kathmandu.

Arrivato in ostello, nonostante avessi voglia di esplorare il quartiere, mi sono schiantato sul letto e ho dormito per due ore.
Verso le 14 sono stato svegliato dall’arrivo di alcuni compagni di stanza che stavano cantando Happy Birthday a qualcuno. Mi sono alzato e ho chiesto chi fosse che compiva gli anni, domanda che ha generato degli sguardi perplessi. Ho spiegato che li avevo sentiti cantare e loro mi hanno detto che no, non stavano cantando. Mi ero sognato tutto.
È così che ho conosciuto Matteo, italoamericano, e Roxane, canadese, coppia di backpackers in giro da almeno un anno da quello che ricordo. Avevano appena terminato un trekking e stavano spendendo gli ultimi giorni a Kathmandu prima di tornare in India.
Siccome ormai mi ero svegliato sono uscito per andare a fare una prima passeggiata per il quartiere di Thamel. Mi sono accodato a una ragazza che stava uscendo dall’ostello nello stesso momento e l’ho accompagnata a cercare un souvenir per suo nipote (il giorno dopo tornava in Francia…).
La sera sono andato a cena con Matteo e Roxane e una loro amica (Claudia, dalla spagna) in un ristorante in un sottoscala. Il grande vantaggio di essermi unito a un gruppo di backpackers scafati che avevano già esplorato la città in lungo in largo è che mi hanno portato nel miglior posto qualità prezzo (posso garantire almeno per i prezzi, che erano davvero ridicoli).
Ho assaggiato per la prima volta il Dal Bhat, il piatto tipico nepalese composto da riso in bianco, zuppa di legumi e contorni di verdure. La particolarità del piatto è che è “all you can eat” e viene costantemente rimpinguato. Una cosa che tornerà utile nei giorni di trekking in cui sarà necessario reintegrare le calorie.
I miei commensali hanno invece optato per altre pietanze visto che, come mi hanno spiegato, durante il trekking si mangia Dal Bhat fino alla noia.

Dopo cena siamo andati a bere qualcosa in un baretto in cima a un palazzo dove c’era pure musica dal vivo con un gruppo molto bravo.
Alcune cose da dire:
- Mentre tutto qui in Nepal ha prezzi davvero bassi per chi viene dall’Europa, l’alcol costa uguale se non addirittura di più! Mi pare di capire che sia fortemente tassato dal governo e che anche i commercianti ci marcino sopra, essendo principalmente i turisti a richiederlo.
- In Italia siamo abituati ad avere locali al piano terra degli edifici ed alloggi nei piani sovrastanti, con conseguenti lamentele degli abitanti. Qui sembrano aver capito un concetto abbastanza logico e, quantomeno nel quartiere turistico di Thamel, al piano strada ci stanno i negozi mentre nei piani superiori ci sono i locali notturni. Interi palazzi di locali! Molto bello e funzionale.
Dopo qualche birra le ore di sonno perse nel viaggio hanno ricominciato a farsi sentire, quindi ho salutato i miei nuovi amici e sono tornato in ostello, attraversando un paio di vicoli bui ma che tutto sommato non mi hanno fatto sentire in pericolo, e ho dormito altre 11 ore.

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